MONTICCHIELLO, Pienza (SI) - Uno spettacolo partecipato da un intero paese che si interroga su questioni cruciali per la comunità e in cui chi guarda può, di riflesso, riconoscersi e ritrovarsi. Tradizione sperimentale che ogni anno propone un nuovo testo, la rappresentazione del Teatro Povero di Monticchiello è ideata, discussa e recitata dagli abitanti attori. Ogni estate ‘in piazza’ nel caratteristico borgo della Val d’Orcia.
L’OCCHIO OLTRE
60° autodramma
del Teatro Povero
"L’OCCHIO OLTRE" attraversa la vita di Carlino, nato nel giugno del 1944, nel cuore di una storia contadina ancora segnata dalla guerra, dalla mezzadria e dalle disuguaglianze sociali. Fin dalla nascita, Carlino porta con sé un occhio ferito, iniettato di sangue: un segno fisico che diventa, lungo tutto lo spettacolo, immagine di uno sguardo inquieto, ostinato, capace di vedere più lontano della realtà immediata e di non arrendersi nemmeno davanti alla sconfitta.
Attraverso i passaggi decisivi della sua esistenza - l’infanzia povera, la scuola, la lotta politica, il sogno della terra e della cooperazione, il carcere, l’incontro con il Teatro Povero, un amore rimasto a lungo sospeso, la vecchiaia e il confronto con le nuove generazioni - prende forma il ritratto di un uomo e, insieme, quello di una comunità. In Carlino, quasi in controluce, si riflette infatti anche il Teatro Povero: la sua storia, le sue ferite, le sue ostinazioni, il suo bisogno di guardare ancora oltre.
Tra memoria e presente, ideale e disincanto, L’OCCHIO OLTRE interroga il senso dell’agire collettivo, il rapporto tra sogni politici e fragilità umane, tra sconfitte personali e possibilità comuni. Una storia che torna a chiedersi cosa resti di un mondo scomparso, cosa sia cambiato davvero e cosa, ancora, possa nascere da un teatro che continua a farsi racconto condiviso di una comunità.






