Pogacar, nascita di una leggenda: un’emozione in diretta in' Mondovisione'
Sin dalla nascita della «Domenica Sportiva» nel 1954 e dalle Olimpiadi invernali di Cortina 1956, lo sport è
uno dei pilastri della tv. È una lunga consuetudine: il piccolo schermo come finestra aperta sul gesto
atletico, sulla fatica e sulla gloria. In questo fine settimana l’offerta è stata quasi enciclopedica: dal calcio —
con il fiacco derby della Madonnina — al basket, passando per rugby, pallanuoto, tennis, sci alpino, le
Paralimpiadi invernali di Milano Cortina 2026, pallavolo, automobilismo e ciclismo.
Confesso, però, di aver seguito con un’attenzione quasi febbrile le Strade Bianche. A Siena, le campane
della Torre del Mangia hanno suonato ancora per Tadej Pogacar. Lo sloveno, fedele alla sua liturgia di
corsa, ha scelto il settore di Monte Sante Marie per sferrare l’attacco decisivo: da lì in avanti è stata una
lunga, inesorabile dimostrazione di forza. Ottanta km di cavalcata solitaria, fino al traguardo di Piazza del
Campo. È la sua quarta perla senese: un primato assoluto. Sul podio il diciannovenne francese Paul Seixas e
Isaac Del Toro.
Vince sempre lui. E sono grato alla tv per la possibilità di assistere in diretta alle imprese di quello che,
senza timore di enfasi, si può ormai considerare il più grande ciclista di tutti i tempi. Non dimentico le
imprese leggendarie di Coppi, né le vittorie onnivore di Merckx; non dimentico il trasporto quasi fraterno
con cui ho seguito i successi — e le cadute — di Pantani; non dimentico quanto ho amato, e continuo ad
amare, questo sport: da Defilippis a Baronchelli, da Gimondi a Hinault.
Eppure, oggi il piccolo schermo offre qualcosa di più: la sensazione di assistere, in tempo reale, alla nascita
della leggenda. Non so se a Pogacar servirà un quinto Tour per essere consacrato all’unanimità come il
migliore di sempre, né se il suo dominio finirà per rendere le gare meno incerte (non lo credo). Sulla strada,
però, non ci sono dubbi: corre in una categoria a parte. La maglia arcobaleno che indossa è il segno della
sua unicità, della sua potenza, della sorprendente varietà delle sue vittorie. E la tv mi restituisce
un’emozione quasi infantile: quella di scoprirmi ancora capace di meraviglia davanti ai giganti del presente.

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