Otto euro in più ogni mese per le minime e gli assegni sociali, 14 euro lordi per le pensioni da 1.000 euro, 21 euro di incremento per i trattamenti lordi da 1.500 euro mensili, tra i 28 e i 38 euro se l’importo della pensione va dai 2.000 ai 3.000 euro. Sono gli aumenti che verranno applicati alle pensioni a partire dal 1° gennaio 2026 per adeguarne l’importo all’incremento del costo della vita. Si tratta della cosiddetta perequazione, che viene effettuata ogni anno sulla base del tasso d’inflazione calcolato nell’anno precedente. Tasso che è stato provvisoriamente calcolato dall’Istat all’1,4%.


L’incremento dell’1,4% viene riconosciuto per intero alle pensioni che non superano un importo superiore a 4 volte quello della pensione minima (quindi fino a 2.413,60 euro, dal momento che il valore della pensione minima nel 2025 era di 603,40 euro), al 90% per quelle di importo compreso tra 4 e 5 volte la minima (quindi tra 2.413,60 e 3.017 euro), al 75% per quelle che superano i 3.017 euro (5 volte la minima). La rivalutazione applicata nelle tre fasce, quindi, è rispettivamente dell’1,4%, dell’1,26% e dell’1,05%, prorogando un meccanismo di calcolo che determina una progressiva riduzione del potere d’acquisto per le pensioni al di sopra dei 2.400 euro lordi (quindi al di sopra dei 1.800 euro netti). Confermata, inoltre, la rivalutazione aggiuntiva dell’1,3% per le pensioni e gli altri trattamenti di importo pari o inferiore a quello della pensione minima: non fosse stato così, l’importo effettivo di questi trattamenti sarebbe rimasto sostanzialmente fermo ai livelli del 2025.