giovedì 4 giugno 2026

FINE VITA: Il Governo affossa la legge attesa da anni. Una legge umana e necessaria.

 

Le divisioni e l’attendismo della maggioranza rischiano di affossare il ddl sul fine vita. Ieri le commissioni Giustizia e Affari sociali di palazzo Madama, dove si sta svolgendo la discussione, hanno deciso di riaprire il termine per gli emendamenti al testo presentato dal centrodestra. Una richiesta che era venuta da Forza Italia, impegnata nella propria svolta “liberal” e in pressing sugli alleati. Ora ci sarà tempo fino al 9 giugno per proporre modifiche al testo della maggioranza.

Un ulteriore rinvio dei tempi, dopo che due settimane fa la capigruppo del Senato aveva votato all’unanimità per portare la proposta di legge in aula il 3 giugno, martedì prossimo. In quella data si aprirà la discussione sulla proposta presentata dal senatore dem Alfredo Bazoli, per poi chiudersi immediatamente: il centrodestra è pronto a votare per riportare anche quel testo in commissione, così da prendere altro tempo senza bocciarlo e intervenire sul ddl a firma dei senatori di maggioranza Zanettin-Zullo. Ad ora quest’ultimo testo non prevede il coinvolgimento del Sistema sanitario nazionale, ed è il motivo per cui Fi ha spinto per modificarlo. Sono state calendarizzate anche due nuove audizioni, una del Cnr e una dell’Istituto superiore di sanità, per approfondire riguardo gli strumenti a disposizione per l’autosomministrazione del farmaco nei casi di persone non autosufficienti.

«Non c’è nessuna volontà di perdere tempo, ma solo la pervicace e seria volontà di trovare, su una legge così importante, la maggior convergenza possibile», ha detto ieri la capogruppo di Forza Italia Stefania Craxi. Nel merito degli emendamenti si è limitata al «ci stiamo lavorando». La proposta degli azzurri, in ogni caso, dovrebbe limitarsi ad inserire l’ausilio del medico di medicina generale.

Ma stanti le tempistiche, l’approvazione della legge entro la fine della legislatura è diventata sostanzialmente impossibile. Il testo infatti si trova al primo passaggio parlamentare, dopo andrà votato anche alla Camera, dove non sono da escludere nuove modifiche. Nella prospettiva più ottimistica si arriverà al primo Sì di Palazzo Madama, mentre il voto finale sarà materia del prossimo parlamento, una soluzione che sarebbe gradita anche nell’esecutivo. «Così la destra tradisce il parlamento e la Consulta», ha attaccato ieri il capogruppo dem Francesco Boccia.

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