Fwd: NON SCHERZIAMO CON IL FUOCO
13:28 (33 minuti fa) |
Cari amici, care amiche,
stiamo scherzando con il fuoco.
Sono anni che lo diciamo. Sono anni che assistiamo alla normalizzazione di ciò che non dovrebbe mai essere normalizzato: i saluti romani, le rievocazioni dei “camerati”, l’esaltazione del fascismo, la frase “Mussolini ha fatto anche cose buone” pronunciata con sempre maggiore naturalezza, come se stessimo parlando di una normale opinione politica e non della dittatura che ha cancellato libertà, democrazia e diritti, portando l’Italia alla guerra e alle leggi razziali.
Abbiamo detto che sottovalutare questi segnali sarebbe stato un errore.
Oggi il fascismo torna in piazza. E torna anche attraverso la violenza. Torna nei manganelli, nelle aggressioni, nelle intimidazioni. Torna nella convinzione di alcuni di poter occupare lo spazio pubblico con la forza e di poter colpire chi manifesta, chi dissente, chi difende i valori democratici. E quello che è accaduto a Venezia, con i militanti di Alleanza Verdi e Sinistra aggrediti e colpiti mentre manifestavano, ci dice che non possiamo più considerare questi episodi come fatti isolati o come semplici incidenti di piazza. Quando chi manifesta viene colpito per le proprie idee, la democrazia è chiamata a reagire con fermezza.
E allora dobbiamo farci una domanda: perché si sentono legittimati?
Forse perché per troppo tempo abbiamo assistito a tutto questo con indifferenza. Forse perché abbiamo accettato che simboli e parole del fascismo entrassero nel linguaggio della quotidianità senza una risposta politica e culturale sufficientemente forte. Forse perché, troppe volte, davanti a ciò che accadeva abbiamo preferito dire che erano soltanto nostalgici, che erano soltanto provocazioni, che non c'era da preoccuparsi.
Ma la storia ci insegna che la democrazia non si difende quando è già in pericolo. Si difende prima.
E preoccupa ancora di più quando esponenti delle istituzioni mostrano una disinvoltura incomprensibile verso la memoria del fascismo e verso i suoi simboli. Quando si racconta con naturalezza di conservare in casa il busto di Mussolini, come se si trattasse semplicemente di un oggetto d'arte o di un ricordo qualsiasi, si manda un messaggio. E i messaggi delle istituzioni hanno un peso.
Non è questione di censurare la storia. È questione di sapere da che parte stare. Mussolini non è stato semplicemente un uomo politico del Novecento. È stato il capo della dittatura fascista. Sotto il suo regime furono cancellate le libertà democratiche, perseguitati gli oppositori, promulgate le leggi razziali e commessi crimini contro civili e popolazioni durante le guerre coloniali e la Seconda guerra mondiale.
Questo è ciò che dobbiamo ricordare. Questo è ciò che dobbiamo insegnare.
Perché quando la memoria viene indebolita, quando la storia viene relativizzata, quando il fascismo viene trasformato in folklore e quando la violenza viene tollerata o minimizzata, qualcuno finisce per sentirsi autorizzato ad alzare la mano.
Ecco perché oggi non possiamo limitarci a condannare l'ultimo episodio.
Dobbiamo condannare con determinazione ogni forma di violenza politica e ogni tentativo di riportare il fascismo nello spazio pubblico. Dobbiamo pretendere che le istituzioni siano inequivocabili nel difendere la Costituzione antifascista. Dobbiamo smettere di considerare normale ciò che normale non è.
Non possiamo aspettare che sia la violenza a ricordarci che avevamo ragione a preoccuparci.
L'Anagrafe Antifascista nasce anche per questo: per tenere viva una memoria che non è soltanto memoria del passato, ma impegno per il presente e responsabilità verso il futuro.
Stazzema conosce il prezzo dell'indifferenza, delle ideologie che diventano idolatrie, dell'odio e della disumanizzazione.
A Sant'Anna di Stazzema furono uccisi oltre 500 civili. Donne, bambini, anziani, persone inermi.
Per questo da Stazzema continueremo a dirlo, senza ambiguità e senza stancarci:
il fascismo non è un'opinione.
La violenza politica non è una bravata.
La memoria non è un cimelio




