Fabio Pellegrini - Notizie dalla Val d'Orcia
mercoledì 14 gennaio 2026
REQUIEM PER I GHIACCIAI
Come si celebra il funerale per un ghiacciaio
Materia oscura Per le Nazioni Unite, il 2025 è stato l’«anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai». I funerali ai ghiacciai stanno diventando una triste consuetudine in tutto il mondo. Se ne sono celebrati su tutte le principali catene montuose del pianeta, dall’Oregon al Messico, dalla Svizzera all’Islanda. Sull’isola, non lontano dalla capitale Reykjavik, nel 2024 è stato inaugurato il primo «cimitero dei ghiacciai»
«Sappiamo cosa sta succedendo e cosa dobbiamo fare. Solo voi sapete se lo abbiamo fatto». Lo ha inciso lo scrittore islandese Andri Snaer Magnason rivolgendosi ai posteri su una lapide lasciata sulle spoglie del ghiacciaio nepalese Yala, nella regione del Langtang. La lapide è stata deposta nello scorso maggio durante un funerale dedicato al ghiacciaio, ormai condannato avendo perso i due terzi del suo volume. Al rito hanno partecipato gli abitanti dei villaggi vicini, alcuni monaci buddisti e un pugno di glaciologi che hanno monitorato l’agonia di Yala.
I funerali ai ghiacciai stanno diventando una triste consuetudine in tutto il mondo. Se ne sono celebrati su tutte le principali catene montuose del pianeta, dall’Oregon al Messico, dalla Svizzera all’Islanda. Sull’isola, non lontano dalla capitale Reykjavik, nel 2024 è stato inaugurato il primo «cimitero dei ghiacciai»: quindici cippi di ghiaccio a memoria di altrettanti ghiacciai scomparsi. Ormai si saranno sciolti anche i cippi.
Per le Nazioni Unite, il 2025 è stato l’«anno internazionale per la conservazione dei ghiacciai». Come accade ormai per molte decisioni Onu – se si eccettua il riconoscimento della cucina italiana – non se n’è accorto nessuno. I circa duecentomila ghiacciai censiti sul pianeta sono tutti a rischio a causa del cambiamento climatico. Oggi ne scompaiono quasi 800 ogni anno e i funerali sono destinati a ripetersi sempre più spesso. Una collaborazione guidata dal glaciologo Lander Van Tricht del Politecnico di Zurigo (Svizzera) ha provato a stimare le dimensioni future di questa estinzione di massa e ha pubblicato i risultati sull’ultimo numero della rivista Nature climate change.
Tenendo conto degli impegni assunti dai Paesi per contrastare il riscaldamento globale, si prevede che entro il 2100 la temperatura media salirà di 2,7 gradi rispetto all’era pre-industriale. In questo scenario, attualmente il più probabile, entro la fine del secolo l’80% dei ghiacciai mondiali sarà scomparso. Il bollettino dei caduti raggiungerà un picco a metà secolo, quando tra il 2040 e il 2060 ne spariranno circa tremila ogni anno.
Poi il conteggio migliorerà, perché di ghiacciai da scogliere non ne saranno rimasti più molti. Se invece manterremo gli impegni alla decarbonizzazione presi a Parigi e terremo l’aumento della temperatura al di sotto di 1,5 gradi la situazione non sarà così catastrofica e solo la metà dei ghiacciai attuali scomparirà prima del 2100. La loro dipartita avrà un impatto drammatico per la vita di tutti noi: di tutta l’acqua potabile disponibile sul pianeta, il 70% è immagazzinata nei ghiacciai e nelle calotte polari.
Non tutti i ghiacciai hanno le stesse dimensioni e la stessa rilevanza per l’ecosistema. Contarli uno ad uno può quindi sembrare poco rigoroso dal punto di vista scientifico. Ma raccontare ciascuno di essi come un individuo da accompagnare alla fine aiuta a cogliere l’importanza della loro presenza anche sul piano emotivo.
«I ghiacciai hanno molte cose in comune con un essere vivente: si muovono, emettono suoni e hanno odori caratteristici e anche per questo a ognuno di loro è stato dato un nome», spiega Dominic Boyer, l’antropologo statunitense che studia le popolazioni che vivono a contatto con i ghiacciai e ha organizzato le prime esequie. Non li descrive come eventi cupi: «assomigliano alle veglie irlandesi», in cui si canta e balla e i vivi si promettono a vicenda di rimanere insieme. La scienza ci dice che anche in questi tempi bui l’avvenire dipende da noi: «se non ci diamo la possibilità di un futuro di gioia – ricorda Boyer – è difficile essere presi sul ser
La sinistra pacifista, come per il martirio dell'Ucraina, dopo Gaza ( e le elezioni..) ha finito le 'candele'...per le processioni..





