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Battaglia per la Verità

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Morte David Rossi, Carolina Orlandi: "Movente finanziario plausibile. Finalmente si indaga"

La figlia adottiva del manager Mps commenta i recenti sviluppi: "Aperti a ogni possibilità purchè ci siano le prove. Fiducia nella commissione parlamentare"

Claudio Coli

15 Gennaio 2026, 06:01

Carolina Orlandi

Carolina Orlandi

Si fa sempre più largo l’ipotesi del movente finanziario dietro la tragica morte di David Rossi. Dopo gli esiti tecnici del Ris che, sulla base delle analisi di caduta e tenuta del cinturino dell’orologio hanno prefigurato per la prima volta la tesi dell’omicidio, l’inchiesta della commissione parlamentare si focalizza ora sul movente della morte del manager. Che sarebbe individuato al momento nell’alveo della questione degli sponsor, dal momento che Rossi gestiva un portafoglio da 50 milioni di euro l’anno: in questo giro d’affari potrebbe nascondersi la chiave per scoprire la verità sulla sua fine, ad oggi archiviata più volte come suicidio.

“Il movente finanziario non è da tralasciare – commenta la figlia adottiva di David, Carolina Orlandi, che da anni si batte per avere chiarezza su quanto accaduto – David faceva quel mestiere e in un momento in cui la banca viveva un terremoto senza precedenti, è una pista plausibile”. Potenzialmente connessa alla questione sponsorship c’è la misteriosa vicenda del numero 4099009 digitato sul cellulare di Rossi la sera della sua morte, e gli ipotetici intrighi con il crimine organizzato. “Per quanto riguarda la pista Mantova e Viadana – evidenzia la Orlandi - convergono una serie di fatti che non possono più essere considerati semplici coincidenze. Ben venga che si faccia luce e si esplori questa possibilità”.

Carolina Orlandi e la sua famiglia seguono da vicino gli sviluppi investigativi in mano alla commissione parlamentare guidata dal deputato Fdi Gianluca Vinci e attendono concreti risultati a sostegno di quanto hanno sempre affermato, ovvero che Rossi non si è tolto la vita. Secondo le ipotesi al vaglio nell’ufficio di Rossi quella sera potrebbe essersi consumato uno scontro fisico, poi degenerato.

“Su tutto quello che sta emergendo non ci esprimiamo finché non ci sono le prove, siamo aperti a qualsiasi possibilità purché vengano trovati i riscontri” rimarca Orlandi, che si dice soddisfatta dell’operato della commissione. “Abbiamo massima fiducia nel loro lavoro”. E non manca in conclusione una frecciata a chi in precedenza si è occupato del caso: “Finalmente si indaga veramente, si fanno domande, tutte cose dovevano essere fatte 13 anni fa. C’è voluta la seconda commissione di inchiesta”.

OGGI

 

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( SALVARE LA COSTITUZIONE ANTIFASCISTA )La Sinistra è un campo strettino di opportunisti arricchiti, ma il 'fascismo' è il male assoluto. Tapppiamoci il naso e votiamo NO.

 

Referendum, il fronte del No recupera 3 punti nei sondaggi. Vola la raccolta firme: superata quota 470mila

La rilevazione Ipsos per DiMartedì: se si votasse oggi i Sì sarebbero al 54%, i no al 46. Un mese fa i Sì erano al 57,9%, i No al 42,1%
Referendum, il fronte del No recupera 3 punti nei sondaggi. Vola la raccolta firme: superata quota 470mila
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Il governo ha accelerato, fissando la data del referendum sulla separazione delle carriere, senza aspettare che si completasse la raccolta firme organizzata da 15 giuristi contrari alla riforma. L’effetto è stato quello di lanciare la petizione che ha ormai superato quota 470mila firme: vuol dire oltre il 90% delle 500mila da raccogliere entro la fine di gennaio. Il ritmo delle adesioni non era mai stato così sostenuto.

Si può votare cliccando su questo link, usando lo Spid o la Carta d’identià elettronica

E in attesa di capire il destino del ricorso urgente depositato dai promotori della petizione al Tar del Lazio contro la delibera del Consiglio dei ministri che ha fissato al 22 e 23 marzo la data del voto, il fronte del No alla separazione delle carriere sembra recuperare posizioni. Questo almeno è quadro che emerge dagli ultimi sondaggi condotti da Ipsos-Doxa per diMartedì su La7. Secondo la rilevazione, se si votasse oggi i  al referendum sarebbero al 54% e dunque ancora in vantaggio sui No, fermi al 46%. Un mese fa, però, la distanza tra i due schieramenti era molto più netta: i Sì erano al 57,9%, i No al 42,1%. In trenta giorni, dunque, il fronte dei contrari alla riforma ha guadagnato tre punti percentuali. Un trend di crescita, confermato anche da un’altra rilevazione condotta dall’istituto di Nando Pagnoncelli: se in via puramente ipotetica fosse obbligatorio andare a votare, i Sì si ridurrebbero al 46,7%, mentre vincerebbero i No con il 53,3%. Un mese fa, le percentuali di risposta a questo quesito erano pari.

Segna un netto vantaggio del fronte favorevole alla riforma, invece, le cifre elaborate dall’Istituto Only Numbers di Alessandra Ghisleri e riportate da Porta a Porta: in questo momento i  sarebbero al 50,3, con i No al 35,4. Secondo lop stesso sondaggio, però, allo stato solo il 41% degli intervistati ha già deciso di andare a votare, con il 17,4% sicuro di rimanere a casa, mentre il fronte degli indecisi è addirittura a quota 41,6%. Col fronte del No in risalita, dunque, l’esito del referendum si giocherà sicuramente tra gli i

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