lunedì 13 aprile 2026

A fil di rete. Uno sport antico.

 Lunedì 13 Aprile 2026 Corriere della Sera

A fil di rete di Aldo Grasso



Ciclismo in tv: non solo gara, ma fatica che si trasforma in epica

Vista in tv, la Parigi-Roubaix è terribilmente bella. Nell’avverbio sono racchiuse forature, cadute, polvere,

rincorse a perdifiato. La bellezza del ciclismo in tv è un paradosso affascinante: è uno degli sport più lenti e

lunghi da seguire, eppure possiede un’intensità drammatica che pochi altri media sanno restituire con la

stessa forza. La Parigi-Roubaix, in cui Van Aert ha battuto in volata Pogacar, ha sprigionato una potenza

fascinosa e brutale: Eurosport, con il commento di Luca Gregorio, Riccardo Magrini e Moreno Moser.

Quando seguiamo una corsa così, non stiamo solo guardando una gara atletica, ma un vero e proprio

documentario sulla resistenza umana e sul paesaggio, in una sorta di dilatazione temporale ed estetica: è

un ritmo che lascia spazio al pensiero, all’ansia, all’aneddoto, alla tensione, alla divagazione colta.

Il pavé è l’elemento che trasforma il ciclismo da sport di resistenza a forma di arte brutale. Se l’asfalto è la

modernità, il pavé è il ritorno al passato, un anacronismo che la televisione riesce a rendere quasi tattile. Il

pavé prova attivamente a distruggere il corridore e il suo mezzo meccanico. Quando i corridori pedalano

sulla pietra dura, cambia il paesaggio sonoro. Il silenzio o il fruscio del vento vengono sostituiti dal rumore

secco e ritmato delle catene che sbattono sui telai e dei tubolari che rimbalzano sulle pietre. È un suono

metallico, caotico, che trasmette allo spettatore l’idea di un terremoto continuo sotto le ruote. Guardando

le riprese ravvicinate (le cosiddette «punto di vista» o le moto a fil di terra), si nota una cosa incredibile: le

braccia dei corridori non sono ferme; sussultano violentemente. Per andare forte sul pavé non bisogna

«subire» la pietra, ma «volarci» sopra. La tv ci mostra la differenza tra chi pedala con grazia nonostante i

colpi e chi, invece, rimbalza goffamente perdendo velocità.

Il ciclismo è l’unico sport in cui i tifosi possono quasi toccare i loro idoli (a volte pericolosamente), ma la tv

riesce a portarti esattamente lì, sul bordo della strada, facendoti partecipare al momento in cui la fatica si trsforma in epica.

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