
Recensione del Blog 'Notizie dalla Valdorcia'
L'indignazione di Corrado
Il giovane Corrado orfano di padre, bocciato alla maturità ‘anni
Sessanta’, vive un’emancipazione difficile ‘con gli occhi chiusi’. Di fronte a
lui uno sfuggente panorama senese, che si intravede da Porta Tufi fra l’Amiata
e la Maremma, . Incombe su di lui la presenza di un ‘padre’-zio colto e
austero, un professore di storia antica cinese che si raccoglie spesso in un
pensatoio-alcova di stile imperiale, il letto cinese. Ammiratore di Confucio e
delle antiche dinastie, considera il nipote uno sfortunato caso della vita,
indegno dei suoi alti studi. Per animare le giornate inutili dello strano
nipote lo assume come dattilografo. Così il giovane prigioniero della sua
inettitudine si piega a battere a macchina una lunga storia che non ama.
L’ultima dinastia
Quing volge al
tramonto in un crepuscolo che si tinge di rosso cupo. Ecco la
Città Proibita dove attorno all’
Imperatore Celeste si muovono le
concubine e egli eunuchi attori funamboli del ritualismo tradizionale
Quing. Nel
Giardino della Serenità e nel
Palazzo
della Pacifica Longevità si avvicendano i lacchè di un’
Imperatrice concubina e l’esangue
Imperatore Timido rimasto senza potere. La penna di Anna Luisa
Pignatelli non concede indulgenze ai suoi personaggi assorti nella crudeltà dei
crimini di una corte incantata nel suo antico fulgore. La scrittrice delle
Crete senesi scandisce con il tic tac della
Lettera
22 di Corrado, l’ordinaria sequela di delitti e di colpi di palazzo evocati
con commossa maestria. E’ la descrizione dantesca di luciferina bellezza di una
corte millenaria allo sfacelo. Corrado, che sogna la musica degli anni Sessanta
e la rivolta giovanile, ha orrore per l’ammirazione del ‘padre’ -zio verso la
tradizionale ‘fasciatura erotica’ dei piedi delle antiche mogli cinesi, le ‘dolcissime’
schiave del marito-padrone. il tramonto dei
Quing
scorre sulle righe dattiloscritte come un canto tragico. Corrado, che nella sua
assente amoralità considera il potere come un sopruso, fugge con la sua ragazza
gitana sulla spiaggia di Alberese per un giorno d’amore finito male, sfiorando
una disperata caduta nell’abisso. Un misterioso e incomprensibile atto di
violenza fa di lui il ‘rabdomante inconsapevole’ del suo malessere. Trasforma
in un crimine un giorno destinato invano all’amore, il giovane sessantottino
mancato con gli ‘occhi chiusi’, si incammina nel labirinto esistenziale dei
suoi giorni tristi, certo di ‘non appartenere a nessun paese e a nessuna
patria’. Troverà una pace inattesa solo nella scomparsa del padre-zio dalla
scena della sua vita raminga. Steso sul letto cinese rimasto vuoto, invia
nell’aldilà allo zio questo messaggio: ’ Avevi un terribile bisogno di noi e
avevi approfittato della nostra soggezione, fin quando il gioco ti era sfuggito
di mano’. Il suo lungo incubo volge al termine. Dalle antiche dinastie cinesi e
dai loro incanti seducenti e perversi esce un canto di saggezza antica:
‘ lo
spirito di un uomo, originato dalle due potenze primarie, il Cielo e la Terra è
indistruttibile. A partire dal momento in cui il soffio leggero del Cielo si
separa in noi dal soffio corposo della Terra, nuove avventure, oltre a quelle
terrene, aspettano la nostra parte immortale’. Corrado l’inetto ‘salvato’
dalla arcaica saggezza, medita ora nel letto cinese dello zio sulla ‘ indignazione
che provai quando invece di difendermi, infieristi su di me’ . Ora, caduto
questo ‘padre’ per una sconosciuta malattia, la sorda ira del ‘figlio’ inetto
si placava per sempre. Il suo
‘disprezzo’ non lo angosciava più.
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