martedì 13 gennaio 2026

Qui lavorarono negli anni Trenta minatori pientini.

 Chiusdino  (dal Corrieredi Siena),

 Antimonio alle Cetine: Oporti chiede la riapertura della miniera

Il consigliere comunale: "Potrebbe fruttare 10 milioni l'anno e creare nuovi posti di lavoro"

Marco Decandia

13 Gennaio 2026, 07:30

francesco oporti

Francesco Oporti ne è sicuro: in Valdimerse giace un tesoro nascosto che potrebbe cambiare il futuro industriale italiano ed europeo. Si riferisce alla miniera di antimonio delle Cetine, a Chiusdino. Il consigliere comunale e capogruppo della lista civica Per Chiusdino ha inviato un appello ufficiale alle autorità locali, regionali e nazionali chiedendo una valutazione urgente sulla possibilità di riaprire il sito minerario.

“Abbiamo sotto i piedi - sottolinea con enfasi - una risorsa che può cambiare il futuro industriale del nostro Paese e di tutto il Continente, ma rischiamo di lasciarla sepolta per sempre”. L’antimonio è tornato al centro delle politiche europee e nazionali sulle materie prime strategiche: “È indispensabile in settori dove la sostituibilità è molto limitata: safety antincendio, batterie al piombo, componentistica tecnologica e leghe speciali”. Il consumo annuo dell’UE si aggira sulle 18.800 tonnellate, di cui 5.000 in Italia, con un mercato concentrato e vulnerabile dopo il recente stop alle esportazioni dalla Cina. Secondo Oporti, anche una produzione modesta delle Cetine (fino al 5% del fabbisogno nazionale) avrebbe un valore lordo annuo di circa 10 milioni di euro, diventando strategica per autonomia e filiere industriali. La miniera, attualmente in stato di abbandono e oggetto di bonifica, ha una storia che risale al 1878, con circa 3.500 tonnellate di antimonio prodotte fino al 1949. “Le Cetine sono un sito unico al mondo per la varietà dei minerali scoperti, fra cui la batonite, minerale dell’anno 2023”, ricorda, sottolineando anche il valore scientifico e culturale.

Il consigliere chiama in causa istituzioni e mondo accademico: “Chiedo che si sviluppino contatti immediati con i ricercatori dell’Università di Pisa, perché qui potrebbero esserci anche minerali delle terre rare, fondamentali per le industrie hi-tech. Non parliamo solo di soldi, ma di innovazione e posti di lavoro. Oggi anche modesti apporti interni possono valere molto in un mercato dominato dalle incertezze geopolitiche”. La proposta riapre un dibattito che intreccia archeologia industriale, tutela ambientale e opportunità economiche: la miniera delle Cetine potrebbe tornare a produrre ricchezza per il territorio e per il Paese, oppure restare un tesoro nascosto sotto la macchia tosc

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