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Dal Corriere di Siena
Economia
29 Gennaio 2026, 05:18

Dazi, il settore farmaceutico è fra i più esposti
Il quadro non è roseo, anche se le conseguenze dei dazi non sono per tutte le aziende uguali. Il conto per imprese è in ogni caso salato. Il 20% ha avuto una flessione dei ricavi e, guardando alla Toscana, le stime sull’incidenza degli oboli voluti da Donald Trump varia tra 300 e 400 milioni di euro. Siena, in questo contesto, è uno dei territori che se la passa peggio.
Secondo lo studio “Dazi statunitensi e imprese italiane: esposizione della rete produttiva e impatto iniziale”, pubblicato dalla Banca d'Italia, la città è al quarto posto tra i comuni più esposti. Il 16,5% delle vendite verso l'estero è soggetta alla tassazione. Peggio stanno solo Agordo (29,4%), in Veneto, dove è di casa il gruppo Luxottica. Quindi Nurri (23,6%), in Sardegna, e Thiesi (20,4%). Per quanto riguarda Siena sotto la lente ci sono i prodotti farmaceutici di base e i preparati farmaceutici.
In pratica il punto di forza del territorio, che può contare su diverse aziende di caratura nazionale e internazionale e impiega alcune migliaia di persone, si trova costretto a subire la scure della Casa Bianca. Che va di pari passo a una contrazione evidente delle esportazioni per i comparti messi sotto la lente di ingrandimento. Negli ultimi mesi, rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, i prodotti farmaceutici, che da soli generavano un impatto di oltre 2 miliardi, sono arretrati del 14,4%, diminuendo il giro di affari di 300 milioni.
Se Siena non ha motivo per sorridere, non è che Montalcino se la passa meglio in termini di incidenza dei dazi. Certo l’appeal del territorio in questo momento è differente: l’acquisto multimilionario della tenuta Cerbaia ne è una prova evidente. Sulle coltivazioni agricole e produzioni di animali, caccia e servizi connessi la mannaia di Trump si fa sentire, pesando sul 12,4% delle merci in commercio. In questo caso il territorio senese però tra gennaio e settembre dello scorso ha saputo migliorare il gradimento verso i mercati esteri, in quanto le esportazioni sono aumentate del 7,2%.
Nel rapporto di Bankitalia non viene citato il vino. Winenews ha calcolato una contrazione dell'export rispetto al 2024 del 5,6% su scala nazionale. Tra i produttori domina l’incertezza, in attesa di capire quale sarà l’andamento nel corso dell’anno appena iniziato. Tuttavia le stime estive per quanto riguardava il Brunello indicavano un rischio per oltre 3 milioni di bottiglie, considerando che il mercato Usa vale il 30%.
Da Palazzo Koch mettono in evidenza anche il peso sulla Toscana, la regione che paga più a caro prezzo l’obolo trumpiano. Il 5,3% dei ricavi è soggetto, dei quali il 3,1% è diretto e il restante indiretto. Staccata dello 0,7% l'Emilia Romagna. Non stupisce quindi che l’accordo stretto dal governo italiano con l'India sia stato festeggiato da chi produce vino e non solo. Colombo mirava alle Indie e si è ritrovato in America. Oggi la nostra America è in Asia.

Il solipsista ha come unico punto di riferimento se stesso. E dopo il commento del premier slovacco Fico, si parla sempre più di un modello comportamentale che potrebbe essere applicato al presidente Usa
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