giovedì 15 gennaio 2026

Battaglia per la Verità

 Siena

Morte David Rossi, Carolina Orlandi: "Movente finanziario plausibile. Finalmente si indaga"

La figlia adottiva del manager Mps commenta i recenti sviluppi: "Aperti a ogni possibilità purchè ci siano le prove. Fiducia nella commissione parlamentare"

Claudio Coli

15 Gennaio 2026, 06:01

Carolina Orlandi

Carolina Orlandi

Si fa sempre più largo l’ipotesi del movente finanziario dietro la tragica morte di David Rossi. Dopo gli esiti tecnici del Ris che, sulla base delle analisi di caduta e tenuta del cinturino dell’orologio hanno prefigurato per la prima volta la tesi dell’omicidio, l’inchiesta della commissione parlamentare si focalizza ora sul movente della morte del manager. Che sarebbe individuato al momento nell’alveo della questione degli sponsor, dal momento che Rossi gestiva un portafoglio da 50 milioni di euro l’anno: in questo giro d’affari potrebbe nascondersi la chiave per scoprire la verità sulla sua fine, ad oggi archiviata più volte come suicidio.

“Il movente finanziario non è da tralasciare – commenta la figlia adottiva di David, Carolina Orlandi, che da anni si batte per avere chiarezza su quanto accaduto – David faceva quel mestiere e in un momento in cui la banca viveva un terremoto senza precedenti, è una pista plausibile”. Potenzialmente connessa alla questione sponsorship c’è la misteriosa vicenda del numero 4099009 digitato sul cellulare di Rossi la sera della sua morte, e gli ipotetici intrighi con il crimine organizzato. “Per quanto riguarda la pista Mantova e Viadana – evidenzia la Orlandi - convergono una serie di fatti che non possono più essere considerati semplici coincidenze. Ben venga che si faccia luce e si esplori questa possibilità”.

Carolina Orlandi e la sua famiglia seguono da vicino gli sviluppi investigativi in mano alla commissione parlamentare guidata dal deputato Fdi Gianluca Vinci e attendono concreti risultati a sostegno di quanto hanno sempre affermato, ovvero che Rossi non si è tolto la vita. Secondo le ipotesi al vaglio nell’ufficio di Rossi quella sera potrebbe essersi consumato uno scontro fisico, poi degenerato.

“Su tutto quello che sta emergendo non ci esprimiamo finché non ci sono le prove, siamo aperti a qualsiasi possibilità purché vengano trovati i riscontri” rimarca Orlandi, che si dice soddisfatta dell’operato della commissione. “Abbiamo massima fiducia nel loro lavoro”. E non manca in conclusione una frecciata a chi in precedenza si è occupato del caso: “Finalmente si indaga veramente, si fanno domande, tutte cose dovevano essere fatte 13 anni fa. C’è voluta la seconda commissione di inchiesta”.

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