
Avere «un giudice per amico». Non è Lucio Battisti ma il Ponte sullo Stretto, ai tempi del governo Meloni. «I miei amici del governo, a cominciare da Salvini, si sarebbero aspettati una presa di distanza». E invece l’opera viene bocciata dai «deficienti». Così il giudice Tommaso Miele, presidente aggiunto della Corte dei conti, chiama i colleghi che hanno appena bloccato il via libera all’opera simbolo dell’esecutivo. È il 31 ottobre 2025. Dall’altra parte del telefono c’è Vincenzo Virgiglio, responsabile delle relazioni esterne di Accademia Calabria. Accanto a lui c’è Giacomo Francesco Saccomanno, avvocato calabrese, storico esponente della Lega e uomo vicino al vicepremier Matteo Salvini, già nominato nel consiglio di amministrazione della società Stretto di Messina. Sono loro i protagonisti delle intercettazioni che raccontano mesi di telefonate, incontri e informazioni che ruotano attorno al progetto.
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