martedì 28 aprile 2020

CONTE mette in discussione l'impianto della Costituzione. L'allarme dei giuristi.




Ormai serpeggia una certa insofferenza rispetto ai decreti del presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Gli attacchi dell’opposizione sono scontati, ma ora anche alleati e giuristi storcono il naso. In questi mesi il coronavirus ha di fatto sospeso la nostra architettura costituzionale. E se in qualche modo l’emergenza pandemia poteva giustificare una certa fretta e urgenza, a due mesi di distanza un Dpcm che non passa dal parlamento ma viene inoculato nella società direttamente dal premier lascia perplessi.
Il richiamo del presidente della Corte Costituzionale, Marta Cartabia, nella relazione sull'attività della Corte costituzionale nel 2019, non è passato inosservato: «La piena attuazione della Costituzione richiede un impegno corale – ha detto –, con l'attiva, leale collaborazione di tutte le Istituzioni, compresi Parlamento, Governo, Regioni, Giudici. Questa cooperazione è anche la chiave per affrontare l'emergenza. La Costituzione, infatti, non contempla un diritto speciale per i tempi eccezionali, e ciò per una scelta consapevole, ma offre la bussola anche per navigare per l'alto mare aperto nei tempi di crisi, a cominciare proprio dalla leale collaborazione fra le istituzioni, che è la proiezione istituzionale della solidarietà tra i cittadini». L’Italia ha affrontato nel secondo Dopoguerra molte crisi, ma nessuna ha mai messo in discussione l’impianto costituzionale che prevede pesi e contrappesi. Parole che sono state subito utilizzate dai critici del premier, tanto da far arrivare in serata una secca smentita dalla stessa Consulta: «E’ fuorviante e non veritiera una lettura delle parole della presidente Cartabia riferita alle vicende politiche di questi giorni».
Tuttavia ormai la polemica era partita e in molti ci si sono infilati. Esponenti di Leu, +Europa, Forza Italia, Fratelli d’Italia: un panorama bipartisan preoccupante per il governo. A suonare la carica è stato Matteo Renzi: «Ora basta, non possiamo calpestare i diritti costituzionali con un Dpcm. Trasformiamo il testo in un decreto e portiamolo in Parlamento. Un presidente del consiglio non può con un proprio decreto cambiare la Costituzione». Il costituzionalista Sabino Cassese, uno dei critici della prima ora, commenta: «Non arriverei a dire che il governo calpesta la Costituzione, ma sicuramente l’ha un po’ dimenticata e messa da parte fin dall’inizio. L’ha un po’ stropicciata». Francesco Clementi, invece, fa notare che «a oltre due mesi dalla dichiarazione di emergenza da parte del governo forse la scelta di un ulteriore Decreto del presidente del Consiglio, sanato da un decreto legge, forse rischia di essere un modo inelegante per procedere, difficilmente da intendere se si invoca il principio della leale collaborazione»

4 commenti:

Anonimo ha detto...

conte e soci sono dei camerati faxisti a noi!!

Anonimo ha detto...

eia eia

Anonimo ha detto...

Censura...censura, sempre censura. La verità fa male, lo so.

Anonimo ha detto...

merdaccia, vai a cacare alla casa del pollo sotto al leccio taglio.